Dal mondo del cinema

Una finestra sul cinema latinoamericano nel mondo!

Una finestra sul cinema latinoamericano nel mondo! 1000 620 Entre Dos Mundos
Entre Dos Mundos vuole essere un’occasione per dare voce al cinema latinoamericano nel mondo, dove a tutte le latitudini lo vediamo protagonista di importanti festival. Alcuni grandi e conosciuti a livello internazionale, con una ricchissima offerta di film ed eventi paralleli: un appuntamento imprescindibile per il numeroso pubblico del cinema latinoamericano. Altri festival sono invece piccoli o emergenti, ma non per questo privi di proposte interessanti, e anzi accompagnati da una selezione di film accurata e mirata a coinvolgere chi ama le storie ed linguaggio audiovisivo che caratterizza il continente australe. 

Entre Dos Mundos diventa un modo per tenere sempre aperta una finestra sui festival di cinema latinoamericano nel mondo, promuovendo una idea di cultura in ascolto e fondata sulla messa in rete delle proposte più interessanti e innovative. Promuovendo il festival di Firenze, ci interessa metterlo in connessione con alcune delle altre rassegne cinematografiche che in tutto il mondo pongono la cultura latinoamericana, e le sue storie, al centro di un dialogo con il pubblico, oltre i confini nazionali.  

Entre Dos Mundos difende infatti un’idea di cultura come mezzo di condivisione di storie e pratiche artistiche, che possano parlare ad un pubblico vasto, capace di mettere in connessione il significato di un’opera cinematografica con le proprie vite quotidiane, qualsiasi sia la provenienza geografica dello spettatore. 

Viviamo un momento in cui fare cultura significa accettare nuove sfide, con un distanziamento sociale che ci rende ancora più fragili e bisognosi di riflettere e cercare risposte agli interrogativi posti dalla nostra contemporaneità su scala globale. Per questo, vogliamo rivendicare Entre Dos Mundos come uno degli spazi dedicati al cinema latinoamericano nel mondo, un cantiere di proposte in continua evoluzione che ha senso solo se in connessione con gli altri festival internazionali.  

Partecipare a Entre Dos Mundos allora vuol dire anche andare a vedere cosa succede a Guadalajara, a Trieste e a Cuba. Il pubblico di Firenze fa parte di un pubblico più ampio che, da Parigi a Milano, passando per Los Angeles e New York, semplicemente ama l’America Latina e la poetica cinematografica con la quale le sue meravigliose Storie vengono raccontate sul grande schermo. 

Andiamo a curiosare insieme nelle edizioni 2020 di alcuni festival internazionali dedicati al cinema latinoamericano… 

Il famoso Festival di Guadalajara, giunto alla sua 35esima edizione, ha dovuto rimandare la sua normale programmazione a novembre 2020 a causa della pandemia. Questo non mette in discussione l’altissima qualità della sua proposta cinematografica, confermandolo un punto di riferimento internazionale imprescindibile per il pubblico del cinema latinoamericano. Qui la pagina Facebook con gli ultimi aggiornamenti e contenuti del Festival! 

Rimanendo in Latinoamerica, ci fermiamo a Cuba. Fondato nel 1979, il Festival Internazionale del Nuovo Cinema Cubano arriva alla sua 42esima edizione, prevista per dicembre 2020. Quest’anno il festival si concentrerà sul cinema giovane dell’America Latina, per approfondire quello che le nuove generazioni di artisti stanno producendo. Qui, l’animazione ufficiale della scorsa edizione del festival… aspettiamo lo spot ufficiale dell’edizione 2020! 

Continuando la nostra ricerca nel continente nordamericano, arriviamo a New York e Los Angeles, due città protagoniste di importanti rassegne cinematografiche. Il New York Latino Film Festival, appena conclusosi nel mese di settembre, ha riconosciuto alla Repubblica Dominicana e il suo Malpaso il titolo di miglior film straniero. L’opera del Héctor Manuel Valdez, la storia di due fratelli gemelli divisi solo dal colore della pelle, è stata selezionata per rappresentare la Repubblica Dominicana nella prossima edizione del prestigioso premio Goya in Spagna. Qui un’intervista al regista sul suo lavoro, sul concetto di confine e razzismo ai nostri giorni. 

A Los Angeles si svolge invece Hola México film festival. Quest’anno alla sua dodicesima edizione ma per la prima volta in modalità “virtuale”, con 20 film in gara visionabili grazie alla piattaforma Pantaya. Tra i nomi della line-up 2020, troviamo Chicuarotes di Gael Garcìa Bernal che traccia con profondità ed amara ironia, la storia di due adolescenti del piccolo distretto messicano di San Gregorio Atlapulco. Hola México Film Festival seleziona da 5 anni cineasti latinoamericani emergenti, offrendo loro l’opportunità di una borsa di studio per seguire un programma di approfondimento accanto a registi, produttori e alti dirigenti dell’industria cinematografica di Hollywood e messicana, con la possibilità di presentare i propri lavori durante il festival.

Spostandoci in Europa, il Viva México, Rencontres cinématographiques di Parigi è l’appuntamento con il cinema messicano in Francia! Quest’anno, per la sua ottava edizione, darà spazio, nel mese di ottobre, a otto nuove pellicole. Inoltre, ad una masterclass: Du scénario à l’écran con Michel Franco presso l’Università della Sorbonne. Tra i titoli di questa edizione, Selva Trágica di Yulene Olaizola, che ha vinto due premi nel circuito alternativo di Venezia 77. La giuria della Critica Indipendente ha assegnato a Yulene il premio come miglior regista, inoltre il film ha vinto il premio “Sorriso Diverso” per il miglior film straniero di interesse sociale, premio assegnato da esperti di cinema di tutto il mondo e dove hanno partecipato 19 film della selezione di Venezia.

Arrivando in Italia è d’obbligo soffermarci sul Festival di Cinema Latino Americano di Trieste, che presenterà a novembre 2020 la sua 35esima edizione. Il punto di riferimento italiano per orientarsi nel cinema latinoamericano contemporaneo, con la sua ricchissima offerta di film ed ospiti internazionali. Dall’aprile del 2020 è online la Cineteca, una vera e propria memoria storica del festival e un archivio delle opere messe a disposizione da fondazioni pubbliche e private, registi e produttori che dalla Spagna all’America Latina hanno voluto contribuire a questo prezioso progetto. 

Infine il Festival di Cinema Africano Asia e America Latina di Milano, che ha rimandato la sua trentesima edizione al 2021. Un anniversario speciale che sarà anche l’occasione per riflettere sulla missione del Festival: promuovere la conoscenza delle cinematografie dei tre continenti per contribuire ad accrescere la diversità culturale dell’offerta cinematografica in Italia, come fattore di sviluppo e fonte di scambio interculturale, innovazione e creatività.
Nonostante le difficoltà, il FESCAAAL ha voluto dare spazio all’America Latina e presentare in collaborazione con Entre Dos Mundos in anteprima italiana il film Los Lobos del regista messicano Samuel Kishi Leopo. Una collaborazione innovativa fra i due festival che porterà in contemporanea a Milano e a Firenze un racconto semi-autobiografico della migrazione, vista attraverso gli occhi dei bambini. La durezza di una vicenda che riguarda la vita di tutte le persone costrette a migrare in condizioni difficili, raccontata con dolcezza ed empatia. Vincitore del Gran Premio della Giuria Internazionale al Generation Kplus, Berlinale 2020. Qui un’intervista al regista Samuel Kishi Leopo e all’attrice Martha Reyes Arias alla Berlinale.

Mostra del Cinema di Venezia 2020

Mostra del Cinema di Venezia 2020 1000 620 Entre Dos Mundos
Si è appena concluso Il più antico festival cinematografico al mondo, nonché il primo a svolgersi “in presenza” durante la pandemia: la Mostra del Cinema di Venezia 2020. 

In un anno in cui il mondo pare essersi ristretto e i confini sono tornati a dividerci fisicamente, è ancora più importante viaggiare attraverso le immagini e le storie proposte dal cinema internazionale.
In questa 77esima edizione del Festival l’America Latina ha avuto un ruolo da protagonista. Le proposte cinematografiche latino americane testimoniano la necessità di confrontarsi con realtà scomode ma attuali: una presa di coscienza dolorosa ma necessaria che è il fil rouge di questa edizione del Festival, coerentemente con il periodo storico che stiamo vivendo.

II Festival comincia ad incuriosirci già dal documentario di Terra e Calil Narciso em Férias, presentato fuori concorso. Qui vediamo il grande musicista brasiliano Caetano Veloso raccontare in prima persona i suoi 54 giorni di detenzione vissuti durante la dittatura militare degli anni Sessanta: l’intimità dell’esperienza diretta per raccontare uno dei capitoli più brutali della storia brasiliana (qui il trailer originale).

Il Festival di Venezia presenta poi i tre film in concorso:

Entre tú y Milagros della regista colombiana Mariana Saffon. Il toccante racconto di Milagros, una quindicenne la cui vita ruota attorno all’amore di sua madre e che l’incontro inaspettato con la morte spinge a riflettere sulla sua stessa esistenza. Il film ha vinto il Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio (qui la soddisfazione della regista per essere stata invitata a Venezia).

Nuevo Orden del regista messicano Michel Franco viene premiato con il Leone d’argento – Gran premio della giuria. Potente e duro atto d’accusa verso la società contemporanea, sempre più avvitata tra disparità e discriminazioni sociali. La dittatura, prima di essere militare è economica, ed è il Sistema a generare il conflitto. La descrizione di un’apocalisse sociale che sembra valida per il Messico, ma suggerisce una particolare lente applicabile anche altrove per leggere la realtà (qui il trailer originale).

Infine la messicana Yulene Olaizola e il suo film Selva Trágica hanno vinto due premi nel circuito alternativo de La Biennale di Venezia: La giuria della Critica Indipendente ha assegnato a Yulene il premio come Miglior Regista. Inoltre, il film si è fatto notare tra i diciannove concorrenti della Sezione, vincendo il premio “Sorriso Diverso” per il Miglior Film Straniero di Interesse Sociale, assegnato da esperti di cinema di tutto il mondo (qui il trailer originale).

È l’ottava opera della regista Yulene Olaizola, la quale mette a frutto la sua esperienza di documentarista per raccontare una storia di finzione in cui, dall’inizio alla fine, si può percepire chiaramente il “respiro” della foresta. Selva Tragica ci porta nella giungla al confine tra Messico e Belize nei primi Anni Venti del secolo scorso, all’epoca dell’estrazione della gomma. La giungla è affollata di animali e insetti pericolosi ma, allora come oggi, l’uomo è il predatore più temibile. In tempi di degrado ambientale a livello globale prima ancora della storia che vi si svolge, risulta di fondamentale importanza leggere questo spazio incontaminato con lo sguardo di chi non solo lo conosce come è fatto, ma ne sa descrivere l’anima profonda. La voce narrante che si inserisce a commentare la vicenda, riesce ad esprimere l’intensità di un vissuto ambientale che si manifesta attraverso tutte le tonalità del verde. La selva diventa così una divinità che s’incarna nel femminile in grado di attrarre ma anche di perdere coloro che vi si avvicinano con intenti predatori (qui una intervista alla regista durante il Festival).